


Porta del Monte
Anni '50 - Un'immagine storica delle mura di Monte Pallano


Porta del Piano
Le
mura megalitiche
Le
mura megalitiche
Il
segno più imponente della presenza umana, in età italica, su Monte Pallano
è rappresentato dalla possente cinta muraria, risalente al V-IV secolo
a.C. e verosimilmente ricollegabile alle vicende della popolazione sabellica
che per lungo tempo ha abitato questa montagna, i Lucani.
Situate
sulla parte terminale dell’altopiano, quella che degrada progressivamente
verso Tornareccio, a non molta distanza dai ripetitori e dalle antenne,
le mura megalitiche di Monte Pallano, realizzate con enormi massi di
calcare locale, raggiungono attualmente la lunghezza di 163 metri, superando
a fatica i 5 sia in larghezza che in altezza.
In
origine, come risulta anche da un documento del 1894 conservato nella
Cattedrale di Atessa, la muraglia era molto più grande, includendo ben
5 ordini di blocchi in più rispetto a quella attuale, ed era intervallata
da tre porte: la cosiddetta “Porta del Piano” (quella meglio conservata),
la “Porta del Monte” ed un terzo passaggio, brutalmente abbattuto anni
addietro per consentirvi il passaggio di una strada rurale. Queste entrate,
distanti circa 60 metri l’una dall’altra, se da un lato lasciano supporre
un’esigenza di mobilità per quanti si trovavano all’interno, dall’altro
avevano una valenza prettamente difensiva: la loro esigua larghezza
(solo 89 cm) non poteva permettere, in caso di assalto dei nemici, l’ingresso
di più di una persona per volta.
La
Sovrintendenza Archeologica di Chieti ha iniziato, negli ultimi anni,
un importante opera di recupero architettonico delle mura, concentrandosi,
tra l’altro, sulla ricostruzione dei passaggi e sulla migliore “visibilità”
dell’insieme.
Su
queste mura, sulla loro funzione e sulla loro costruzione molto si è
fantasticato, specie da parte di una popolazione tenuta costantemente
all’oscuro dei risultati dei (non molti) lavori scientifici appositamente
svolti: c’è chi le attribuisce ai Saraceni, chi alla straordinaria forza
di mitici ciclopi, chi, ancora, ai Paladini di Carlo Magno (non a caso,
le mura sono conosciute, nel luogo, anche come “Mura paladine”), sovrapponendo
ai numerosi elementi mitologici, fattori medievali di esplicita importazione
franca. Ovviamente, niente di tutto questo ha una sua attendibilità
scientifica.
In
attesa di conoscere i risultati degli ultimissimi lavori (tuttora in
corso), con certezza sappiamo che il ricorso a fortificazioni megalitiche
in età italica non è del tutto eccezionale. Tutt’altro. In Abruzzo e
Molise gli esempi di mura similari a quelle di Monte Pallano sono numerosissimi,
specie nei territori peligni (nell’area di Sulmona) e in quelli dei
Sanniti-Pentri (nel beneventano e nell’alto Molise) dove finora ne sono
stati censiti almeno 200. Per rimanere nella zona sangrina, alcuni esempi
di recinti megalitici, seppur di dimensioni certamente più modeste rispetto
alle mura di Pallano, sono quelli di Monte Vecchio, Monte Maio, Montenerodomo,
Monte Moresco, Monte San Giuliano e Colle della Guardia.
Ma
Monte Pallano, a differenza di questi altri centri, e per la sua morfologia
e per la sua eccezionale posizione, ricopriva inevitabilmente un ruolo
centrale nella difesa militare del territorio, in quanto dalla sua cima
si può controllare pienamente tutto il territorio frentano e quello
vastese, allungando lo sguardo fino al mare Adriatico. Del resto, non
appare inverosimile “l’ipotesi di una “copertura” difensiva completa
di vastissimi territori di più regioni del centro Italia, con allineamenti
strategici tali da consentire la trasmissione di messaggi “simbolici”
da sponda a sponda, Tirreno-Adriatico e viceversa, in tempi rapidissimi
e con efficacia immediata” (A. Cicchitti). Ebbene, Pallano, in questo
schema “naturale”, si inseriva in maniera perfetta, contribuendo incisivamente
a tenere alla larga sia le popolazioni della Magna Grecia (che evitarono
di stabilire rapporti commerciali con le popolazioni sannitiche le quali
privilegiavano, invece, quelle lontane e meno invadenti dell’Illiria,
nell’attuale Dalmazia), sia tutti i plausibili nemici, anche se, come
è noto, i temutissimi romani riuscirono ad avere la meglio anche sulle
fortificazioni italiche a partire dal II secolo a.C..
Se
la funzione difensiva e militare delle mura è quella che balza immediatamente
agli occhi, non è da escludere anche una loro funzione sacrale, in quanto
il recinto megalitico di Pallano presenta caratteri analoghi a esempi
architettonici di dimensione europea normalmente preposti a ricoprire
anche funzioni mistiche - si pensi alle costruzioni nuragiche della
“vicina” Sardegna, alle cittadelle micenee, ai complessi megalitici
celtici e sassoni e ai templi neolitici di Malta: non è del tutto improbabile,
allora, che anche su Monte Pallano le mura potessero assumere il rango
di veri e propri “recinti sacri” con possibili e inquietanti valori
misterici e religiosi.
Se
a tutto ciò si aggiungono le mille leggende su presunte grotte, ricchi
tesori e straordinari folletti che infestano la montagna, si capisce
perché ancora oggi chiunque entri a contatto con Monte Pallano non può
non paragonarsi con una storia affascinante e, allo stesso tempo, ancora
troppo misteriosa.

