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I mille segni di una presenza umana significativa

I reperti archeologici rinvenuti su Monte Pallano sono a dir poco sterminati. In buona parte frutto di rinvenimenti casuali, questi oggetti - monete, statuette, utensili vari, armi, vasellame, orecchini, catenine e quant’altro - sono custoditi, e solo in parte visibili, nel Museo Archeologico Nazionale di Chieti.
La prima significativa raccolta archeologica inerente Monte Pallano fu quella di Gaetano Melocchi, appassionato di storia e di archeologia di Tornareccio, che donò nel 1939 la sua collezione privata - la nota “Collezione Melocchi” - proprio al Museo di Chieti.
Tra i mille segni della presenza umana su Monte Pallano a noi pervenuti, in primissimo luogo dobbiamo annoverare le due fondamentali testimonianze di età sabellica: la laminetta bronzea rinvenuta nel XVIII secolo e tuttora custodita nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli, recante il significativo riferimento alla popolazione lucana e al toponimo “Palano”; e la scultura rinvenuta nel 1971 e normalmente identificata come Torso di Atessa, visibile nel Museo Archeologico di Chieti.
Questa statua è priva della testa e presenta un busto vistosamente disorganico, con le mani appoggiate sull’addome. Il soggetto rappresenta molto probabilmente il “nerf”, ineguagliabile capo della tribù, capace di sintetizzare in sé le cariche politiche, militari e religiose. Ciò che appare immediatamente è la sua impressionante somiglianza con il più noto guerriero di Capestrano: il Torso può considerarsi un vero e proprio tentativo di imitazione dei canoni scultorei delle popolazioni sabelliche, ad ulteriore riprova dell’unità culturale che legava i Lucani alle varie comunità italiche. Come il guerriero di Capestrano, poi, anche il Torso di Atessa è stato rinvenuto nei pressi di un tracciato tratturale, il che lascia supporre che il capo politico della comunità fosse oggetto di venerazione non solo per i suoi sottomessi ma anche per quanti si trovavano a transitare nel luogo, per ragioni legate alla pastorizia o a vicende belliche.
All’età sabellica, inoltre, risalgono la testa di candelabro - che, per i suoi canoni artistici non propriamente locali, è sicura testimonianza degli stretti rapporti delle popolazioni sannitiche con l’Illiria -, e la sontuosa chatelaine, una sorta di collana assai diffusa nella civiltà italica, come dimostrano simili rinvenimenti delle necropoli di Alfedena, Campovalvano e Campo Consilino.
Appartiene all’età romana, invece, il bronzetto votivo rinvenuto a Pian Marino di Tornareccio, raffigurante Giove senza barba (“Veiove”) con tre fulmini nella mano destra e con la clamide (il mantello corto utilizzato dai militari) sulla spalla sinistra.
Un discorso a parte merita la straordinaria quantità e qualità di monete rinvenute su Monte Pallano e nelle aree limitrofe, vera e propria attestazione di una presenza umana mai interrotta, almeno a partire dal III secolo a.C..
Oltre a due preziose monete di età sabellica recanti la scritta “PALACINU” che lasciano supporre la presenza di una zecca su Monte Pallano, particolarmente interessanti sono quelle, sempre di età italica, con l’iscrizione “FRENTREI”, segno del rapporto dei Lucani con la tribù più prossima, i Frentani. Numerosissime le monete di epoca romana, tra le quali spiccano quelle in argento di Traiano e quelle di Diocleziano, così come numerose sono le monete del basso Impero e di età medievale. Parte di quest’immensa raccolta fino a non molto tempo fa era visibile nell’Antiquarium di Bomba: anche in questo caso, la Sovrintendenza Archeologica ha ritenuto opportuno allontanare dal territorio di origine quanto senza dubbio contribuiva significativamente alla ricostruzione della memoria storica delle popolazioni del luogo.
Oggi solo alcune monete sono visibili nel Museo di Chieti. Non c’è da meravigliarsi, allora, se la conoscenza della storia di Monte Pallano continua a rimanere, alle soglie del terzo millennio, ancora una prerogativa di alcuni “eletti”.

Sopra: il Guerriero di Capestrano. Sotto: il Torso di Atessa. Le somiglianze tra le due statue sono impressionanti

Testa di candelabro
Giove ("Veiove") rinvenuto a Pian Marino di Tornareccio

La sontuosa chatelaine rinvenuta su Monte Pallano