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L’abitato ellenistico-romano di Fonte Benedetti

 

Una delle conseguenze più immediate della romanizzazione successiva al II secolo a.C., fu senza dubbio il ricorso all’urbanizzazione e ad una più marcata organizzazione delle comunità locali nella Valle del Sangro. Laddove c’erano soltanto insediamenti umani sparsi qua e là, di carattere prevalentemente tribale, i Romani fondarono delle vere e proprie città.

Anche Monte Pallano non si sottrae a questa “regola”: nella zona di Fonte Benedetti, a seguito degli scavi iniziati negli anni Settanta, è venuto alla luce un importante insediamento urbano di sicura epoca romana, area archeologica che sta attirando l’attenzione, in particolar modo negli ultimi anni, della comunità scientifica italiana ed estera: ai lavori della Sovrintendenza Archeologica di Chieti, diretti dalla dott.sa 

Amalia Faustoferri, si sono affiancati quelli di missioni scientifiche provenienti da Oxford - inizialmente guidati dall’illustre prof. John Lloyd, recentemente scomparso, e attualmente dall’archeologo Edward Bispham -, e dall’Università dell’Oberlin, nell’Ohio (Stati Uniti), équipe coordinata dalla prof.ssa Susan Kane.

L’abitato, tuttora raggiungibile tramite una strada sterrata, doveva essere il centro di una vita rurale ed artigiana assai dinamica: ne sono testimonianza i vari oggetti lavorati in ceramica, vetro, ferro e bronzo in esso rinvenuti, reperti che fanno supporre l’esistenza di vere e proprie officine artigianali al suo interno. Inoltre, questa città, anche in seguito alla pax romana inaugurata da Augusto nel I secolo d.C., contribuì a tramutare il ruolo tradizionalmente difensivo di Monte Pallano in luogo di controllo, per la sua immutata posizione strategica, dei traffici commerciali e armentizi sui vari tratturi del territorio. 

Ma l’insediamento urbano di Fonte Benedetti, rispetto alle varie “città romane” del territorio circostante, presenta, per il momento, alcune particolarità che solo indagini archeologiche approfondite, come quelle tuttora in corso, potranno spiegare.

In primo luogo, quella che, erroneamente, il Romanelli già nel XIX secolo indicava come l’antica Pallanum, rimane in realtà una città senza nome – anche se non mancano deludenti tentativi in tale direzione. Per ora, non sussistono epigrafi ed iscrizioni di rilievo in  grado di attestare con certezza un “municipio romano” sulla montagna.

Inoltre, mancano nell’abitato proprio quei servizi pubblici che normalmente caratterizzano l’esistenza di un “municipio romano”: non sono stati ancora rintracciati né l’anfiteatro, né il foro, né le terme, né quanto potesse contribuire a tramutare una semplice aggregazione urbana in un centro con spiccata rilevanza politico-amministrativa.

La parabola di questo abitato, dopo anni di opulenza, declinò lentamente. Nel III secolo d.C., la città di Pallano era pressoché disabitata: i suoi abitanti lentamente discesero dall’impervia montagna presso le colline circostanti, abbandonando quella che, per secoli, era stata una fiorente e dinamica cittadina.